pexels-rathaphon-nanthapreecha-3846205.j

Mobilità sostenibile, I vantaggi per le PMI

Vergari-OK-300x450.png

Intervista a Mauro Vergari,

esperto in nuove tecnologie

e mobilità sostenibile.

A quali ambiti si può utilmente applicare la mobilità sostenibile, per una PMI?

La mobilità sostenibile, anche se legata ad acquisti di specifici prodotti, non è riferita a decisioni di opportunità commerciale o alle caratteristiche di produzione, perché la sostenibilità è legata a comportamenti corretti da assumere per garantire il rispetto dell’ambiente, l’equità sociale e il benessere dei cittadini. Quindi la mobilità sostenibile si applica sempre, in tutti gli ambiti toccati da una PMI quando in relazione alla sua attività si spostano persone o cose. Dopo la pandemia, forse non è però opportuno parlare di utilità, ma di necessità. La mobilità sostenibile deve garantire che la PMI provochi il minimo inquinamento, addirittura cercando di eliminarlo, garantisca un’alta qualità degli spostamenti e veda la soddisfazione

di chi muove - o si muove - per la propria azienda.

Quali vantaggi ci sono?

La mobilità sostenibile ha varie sfaccettature e applicazioni, ma tutte conducono ad un unico importante vantaggio, che è quello di ottenere una sostenibilità integrale (ambientale, sociale, economica) come definita dagli SDGs dell’Agenda 2030. Per essere sostenibili, si può ridurre la mobilità delle persone e delle cose, con forme alternative (Smart working, teleconferenze, utilizzo mezzi pubblici, condivisione dell’auto, ecc.) oppure usare mezzi

non inquinanti, come biciclette servoassistite, monopattini e, per la lunga percorrenza, veicoli completamente elettrici. I vantaggi sono evidenti:

- la riduzione dell’impronta inquinante provocata dalle attività di ogni azienda

- il miglioramento del parco auto in dotazione, visto che le auto elettriche sono le più avanzate tecnologicamente

- benefici per i lavoratori, che attraverso le attività del Mobility Manager Aziendale si vedono garantita la qualità

degli spostamenti casa-lavoro-casa e spostamenti intrinsechi al lavoro stesso

- riduzione drastica dei costi di manutenzione dei mezzi e dei consumi

- più agevole accesso ai centri urbani che adottano restrizioni del traffico più inquinante

Quali forme di incentivo ci sono attualmente per l’acquisto di mezzi elettrici?

I veicoli elettrici privati e commerciali sono attualmente incentivati sia con rottamazione che senza ed è utile verificare gli aggiornamenti sul sito del MISE https://ecobonus.mise.gov.it/. I fondi residui sono quelli dell’Ecobonus, riservato all’acquisto di vetture nuove che emettono meno di 60g di CO2 al chilometro e quindi praticamente soltanto le auto ibride plug-in e le elettriche: dei 120 milioni stanziati inizialmente, ne sono rimasti circa 40. Gli incentivi sono suddivisi:

- per la categoria da 0 a 20 g/km, 6.000 euro con rottamazione e 4.000 senza rottamazione;

- per quella 21-60 g/km, 2.500 euro con rottamazione e 1.500 senza rottamazione.


 

Il testo della Legge di Bilancio, al comma 7, prevede "un contributo statale anche per l’acquisto, dal 1° gennaio 2021 e fino al 30 giugno 2021, per l’acquisto di veicoli per il trasporto merci nuovi di categoria N1 (fino a 3,5 t) nonché di autoveicoli speciali (art. 54, co. 1, lett. g del Codice della strada) come veicoli caratterizzati dall'essere muniti permanentemente di speciali attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio

(art. 203 del Regolamento di attuazione del Codice). Gli incentivi per motori elettrici vanno da €3200 a €8000.

Quanto si risparmia in consumi per una percorrenza di 20.000 km annui

con un furgone di media cilindrata?

Parliamo ovviamente di motorizzazione elettrica. La risposta non è facile perché le variabili sono molte.

E’ subito da chiarire che i costi di manutenzione sono nulli e che la durata del veicolo è quasi infinita.

Il costo del carburante è circa meno della metà del diesel. Un furgone elettrico per fare oltre 250 km consuma

40 kWh e per la ricarica si spende circa 0,21 per 1 kWh quindi €8,50. Per fare gli stessi Km con un furgone Diesel, che percorre con 1 litro di gasolio 15 km, si spendono circa €20.

La rete di ricarica in pubblico è ormai molto diffusa ed è in continua espansione:

con la realizzazione dei progetti inseriti nel recente PNRR approvato dal nostro Governo,

ne avremo ulteriore rapido sviluppo, garantendo la ricarica di qualsiasi veicolo elettrico su tutto il territorio,

infatti non c’è differenza per la ricarica, fra un veicolo commerciale e uno privato.

Occorre poi tener presente che la capacità attuale delle batterie presenti nei veicoli elettrici in commercio

permette autonomie del veicolo in media per 500 Km, garantendo il maggior numero degli spostamenti giornalieri che effettua una PMI, senza , quindi dover ricaricare in pubblico, ma solo presso la propria sede.

La ricarica per le PMI non è certamente un ‘impedimento all’utilizzo di veicoli elettrici.

Non risulta tale problematica sia vera. Qualche caso si verifica alle auto ibride che non sono da considerare nella mobilità sostenibile, che hanno batterie al litio di piccola capienza e sono collocate in parti dell’auto facilmente accessibili, quindi raggiungibili da male intenzionati, come già capita per il rame nelle catalitiche.

Le auto elettriche, che hanno batterie moto capienti e collocate nella parte inferiore del pianale della vettura, quindi irraggiungibili, non subiscono furti. Comunque sono coperte da assicurazione per il furto come qualsiasi componente dell’auto.

Trovare punti di ricarica è più difficoltoso per un mezzo commerciale?

Il furto delle batterie al litio è un fenomeno in crescita?